A mani giunte

Riflessioni : Il Dio unico

La religione della ragione. Dio é uno solo! Questa frase l’ho sentita un sacco di volte in india: a mumbay: dove sachin, che é giainista, mi porta per tutti templi indù e fa generose offerte; A Varanasi, dal doctor, che ha studiato teologia e consce 5 religioni, dai gestore dell’albergo che é musulmano ma mi porta a vedere i templi indù; a rishikesh, dove il baba sballone fuma perché shiva fumava; ad amristar, dove il riswo-man dice di essere un sikh, ma non col turbante, perché Dio é uno solo!!! É davvero singolare pensare che nel posto più politeistico della terra, trasudi d tutti una spiritualità fondata su un unico Dio, in contrapposizione alla nostra società che é imperniata nel dogma del Dio unico ma che, semplicemente, non gli interessa l’argomento… Ho letto un interessante articolo sul “time of india”. Si intitola ” la religione della ragione” , e Parla del jainismo e del buddismo come sostanzialmente atee, o come dice Sachin: ” dio é dentro di noi, é jiva, non ci sono altri dei. Durante una delle meditazioni ho anche avuto la chiare sensazione di quanto la nostra Trinità coincida con la trimurti. Brama é la forza creatrice, il padre. visnu é la forza quotidiana conservativa, operativa, attiva, ed é il figlio: una delle incarnazioni di visnu é il famoso krisna, che assomiglia molto a Cristo. Shiva invece é la forza che impernia gli esseri nel divenire, é dispettoso, a volte beffardo, danza , distrugge, ma é prezioso strumento del karma. Shiva é lo spirito santo, che ispira le nostre azioni e ci da vitalità e forze creative. Sarebbe interessante anche analizzare laxmi, dea della fortuna, raffigurata con molti soldi, oppure dhurga, dea della legge, oppure ancora ganesha, figlio di shiva e parvati ma mi pare che la sostanza del Dio unico qui sia più presente che altrove: non é esplicito semplicemente perché é implicito!


Riflessioni : Vegetarianesimo

Sapevo che la cucina indiana era prevalentemente vegetariana, ma come altre cose, la realtà supera di molto l’immaginazione. In un posto dove la povertà é un problema grave e ancora non si é risolto completamente nemmeno l’analfabetismo, l’essere vegetariani é un dovere morale e un sintomo di corpo sano. In qualsiasi posto, dal ristorante più chic, al posto più economico la primissima scelta consiste in 2 macro-categorie : la prima é VEGT, ovvero solo cibo vegetale, sa seconda é tutto il resto che, siccome é appena tollerata, ha un nome quantomai significativo : NON-VEGT. Ovvero: esiste la cucina vegetariana, e poi, ben specificato, puoi provare il pollo o qualche altra diavoleria nella quale devi uccidere qualcuno. Credo di poter dire che il 90% di indiani sia assolutamente vegetariano. Ci sono poi alcune categoria, come i giainisti, che non si limitano a non mangiare carne e pesce, ma, ad esempio, non mangiano vegetali che stanno sotto terra, come carote o cipolle, perché sono ricche di animaletti che verrebbero uccisi, oppure non mangiano la frutta che ha troppi semi, perché sarebbe uno spreco. Ovviamente poi esiste una categoria di persone che mangia anche carne, ma sono davvero delle eccezioni, e normalmente non si va oltre il pollo: la vacca é assolutamente sacra, quindi non si tocca, e il maiale non l’ho mai visto in nessun menù. L’Ahimsa: la non-violenza che ha cominicato al mondo gandhi, é presente in ogni situazione, ad esempio, durante le feste o cerimonie, si radunano centinaia o migliaia di persone e, normalmente, non ci sono mai incidenti : non esiste il concetto di aggressività che vediamo invece spesso in Europa. L’ahimsa é la base della cultura, e il vegetarianesimo ne é l’interpretazione più quotidiana, più efficace e più pregnante.


Giorno 27

2 settembre Mi risveglio di soprassalto, la sveglia aveva fatto molti squilli, ma un Po era coperta dal rumore del ventilatore da soffitto e un Po perché avevo meno di tre ore di sonno. Preparo tutto nella semioscurità, tutti dormono, e quando sono pronto non ce nessuno da salutare… mi sembra un Po triste andare via senza salutare, senza ringraziare, ma gli indiani vivono così: si aspettano sempre tutto e seguono il flusso della vita senza troppi formalismi. Lascio alcune banconote nel tempietto della casa ed esco. Anche a quell’ora la strada brulica già di persone, fermo un riswo e mi faccio portare all’aeroporto. L’aereo é più piccolo di quello dell’andata , ma pur sempre più grande di quelli canonici con 8 sedili per fila. Per pranzo mi portano la stessa cosa che avevo mangiato ieri sera, e mezzogiorno circa, l’aereo fa scalo a Delhi. A Delhi l’aereo si riempe e non ho speranza di poter continuare a dormire stravaccato in 2 sedili, si siede un ragazzo che va a Grenoble per studiare. Mi chiede se può sederai al mio posto vicino al finestrino, per he non viaggia spesso e adora guardare fuori, io gli dico che quando ho fatto il chackin ho chiesto proprio il posto ficino al finestrino perché anche io adoro guardare fuori, ma poi, gli cedo il posto, lui mi dice che poi ci cambiamo di nuovo. Durante il viaggio si alza spesso, va a trovare i compagni di classe, e alla fine ci scambiamo telefono e mail e lui si fa una foto con me per mostrare alle sue amiche. Il viaggio dura 12 ore circa e ci danno da mangiare 3 volte!! Quando mi chiede cosa ce di famoso da visitare a Parigi, provo a ricordare qualche nome, ma scopro che i nomi “eiffel” e “notre dame” non gli dicono nulla… Non si era nemmeno preoccupato di informarsi sulla famosa torre simbolo di Parigi. L’aereoporto de gaulle di Parigi non é solo grande, ma anche molto bello: dopo un mese di india, vedere quell’architettura e soprattutto quella pulizia mi ha colpito. Prendo l’aereo dell’ airfrance e in un ora e mezza sono a Torino. L’epilogo di questo mio lungo viaggio termina con lo smarrimento del mio bagaglio, con tanto di denuncia fatta al personale addetto. Ad attendermi ce la mia carissima amica Emi, che stringo forte forte, vado da lei per i primi racconti a caldo, poi mi riporta a casa. Mi sento davvero come se fossi stato 1 anno su un pianeta alieno, Felice ma disorientato, sereno ma confuso. Vado a dormire cercando di lasciarmi cullare dalla stanchezza e dal torpore. A mani giunte.



Il rientro a casa


Giorno 26

1 settembre La mattina mi sveglio con calma, Sachin dorme ancora, verso le 10 sua mamma ci prepara una copiosa colazione mentre lui mi chiede cosa voglio fare: possiamo andare nel suo ufficio, non ho molto voglia di gironzolare per la città. Nella sua bottega ci sono tutti, una quindicina di persone, lui mi chiede di pensare cosa posso fare per aiutarlo. Inizio così a scrivere, a pensare e a scattare foto, la bottega é divisa in 2 aree: l’ufficio e il laboratorio. In laboratorio fanno il lavoro più operativo, sono prevalentemente musulmani in maggioranza uomini mentre in ufficio (con l’aria condizionata) l’atmosfera é di estrema amicizia e le familiarità. Sachin é del gujurat ed é giainista, il suo manager é musulmano e anche lui ha studiato a Parigi, poi ce una ragazza che é Cindy, e infine un altro ragazzo che é del punjab, ed é un sikh. Per pranzo torniamo a casa da sua mamma che é una cuoca davvero eccezzionale, eppoi nella cultura giainista il cibo va gustato rigorosamente con le mani ed in un piatto di rame o bronzo, buonissimo. Sachin mi chiede nuovamente i miei programmi per il pomeriggio, ma io ho deciso e glielo dico :”Oggi lavoro anche io per te”. In effetti il ragazzo, che ha 12 anni meno di me, é in gamba ma ha bisogno di una mano se vuole davvero sfondare, ma ha tutte le carte in regola per farlo, a me poi, dopo un mese da turista, non dispiace mettermi a lavorare un po. Così passo li tutto il pomeriggio fin quando ce il sole, facendo piani, scrivendo, qualhe traduzione dall’italiano, qualche telefonata in Italia e un Po di appunti per continuare via web quando tornerò. Usciamo che sono le 8, mi fa salire sullo scooter dicendomi “andiamo a conoscere una persona”. Mumbay é davvero enorme, ogni spostamento dura minimo mezz’ora, negli ultimi giorni poi, i monsoni stanno facendo il loro lavoro, quindi ci si ferma spesso ad aspettare che si calmi un po. Arriviamo in un bel ristorante dove mangio un chapati che sembra gonfiato col compressore, e dopo poco, arriva il suo amico. Si chiama Romin, ed é un grafico a tutto tondo, dal fotoritocco, all’impGinazione, alla modellazione in 3D. Mi chiede se gli trovo qualche possibita per fare uno stage in Italia, soprattutto pe imparare, per mescolare gli stili e contaminarsi di altre culture. Mi pare davvero un ragazzo sveglio, preparato e operativo, lavora in uno studio grafico e segue personalmente altri lavori, quando usciamo da li, andiamo in un locale dove mi promettono che troverò il caffè italiano, io lascio ciondolare la testa come fanno gli indiani e dico “proviamo”. Il locale é davvero molto bello, in stile retro’ con la copertina dei menù fatta tagliando direttamente un vinile, poltrone di pelo rosso e sedili di un taxi, il caffè poi, é paragonabile ad un vero caffè italiano, il meglio che si possa trovare in Bombay. Ovviamente i prezzi sono carissimi: 40 rupie per il caffè, che per noi sono solo 50 centesimi, ma un indiano medio ci può fare comodamente cena. La mia appresa si raddoppia quando Romin mi chiede “ti piace qui? L’ho disegnato tutto io, dai menù alle sedie ai colori delle pareti. Sono davvero impressionato dal talento del ragazzo, e mi chiedo se io possa trovare un azienda così avanti che possa avere qualcosa da insegnargli. Usciti da li, dopo la consueta pausa monsone, Sachin si ferma davanti a un portone e prendiamo un ascensore per il 5 piano. Quando suoniamo il campanello, vedo sbucare un cane… il primo cane da quando sono in india, che ha un vero padrone e vive in una casa, bello pulito che mi fa le feste!! Il tizio vuole sapere la mia nazionalità e poi dice “gli italiani amano i cani!”, la mia risposta fa sorridere tutti “anche i cani amano gli italiani”. Entriamo e andiamo in una stanza con l’aria condizionata dove ci trovo il padrone di casa, il sikh che lavora con Sachin e il suo manager, con una ragazza francese. Ecco il party! Arrivano le birre, per tutti tranne che per Sachin, si ride di gusto chiacchierando di tutto, e guardando alcuni filmati di danze sikh sul MAC connesso ad Internet tramite wifi del padrone di casa. Bella serata a sorpresa, torniamo a casa che é ormai passata l’una, ma sulla scia dell’ultimo giorno non mi prende sonno, e rimaniamo io e Sachin nel soggiorno di casa sua a parlare fino alle 3: prima di andare a letto punto la sveglia alle 5:45! Dormirò poi sull’aereo! A mani giunte.


Gada fashion house

Mentre in occidente la crisi miete vittime illustri, in india il mercato continua a crescere e le persone si muovono velocemente verso il futuro. Un esempio di questa voglia di fare é quello del giovane Sachin Gada (23 anni) e del suo manager . Hanno aperto l’azienda in mumbay da pochi mesi (aprile 2009) e già si lavora a pieno regime. L’ambiente é molto giovanile e variegato: una quindicina di dipendenti capaci , intraprendenti ma abbastanza giovani da esprimere l’esuberanza e la creatività : il più vecchio ha 40 anni e il più giovane é proprio lui, Sachin, lo stilista stesso. Lui ha fatto i primi studi in india,poi ha studiato la cultura francese a Parigi e ha frequentato un master in Italia. Ora, dopo soli 6 mesi dall’apertura, aprirà un suo negozio nella capitale indiana : Delhi. Già alcuni negozi in Europa ed in Asia hanno importato le sue creazioni e iniziano ad arrivare le prime recensione, tutte molto positive. Nel logo dell’azienda si intravedono le forme del peacock, il famoso pavone simbolo dell’India, perché lui vuole esportare le sue opere in tutto il mondo, ma é orgoglioso di essere indiano e ama la sua terra. La sua prima collezione parla di alberi e lascia trasparire la sua indole giainista, la purezza, e gli sforzi per imprimerla nei suoi abiti sono un atto di sublimazione artistica, il caratere naturalistico dona a chi indossa questi abiti una sensazione di immersione nel vortice degli eventi natuali. La seconda porta il nome “camera” e riprende tutto quello che riguarda le macchine fotografiche, mentre la terza porta il nome “catturato” e si rifa’ ai momenti catturati con lo scatto. Sachin é uno he lavora sodo, passa moltissimo del suo tempo in ufficio, ma Stando con loro si ha la sensazione di stare in mezzo ad un gruppo di amici, dove le battute, le risate, i chai e la musica sono sempre i benvenuti. Ci si trova immersi in un mix creativo di personalità, di lingue, culture e religioni, basti pensare che la meta delle persone sono musulmane, Sachin e giainista, poi ci sono hindu, cyndi e sikh, tutti figli di immigrati a Bombay da diverse zone dell’India: dal sud, dal punjab e dal bihar. Tutti i punti di vista consentono uno scambio culturale, artistico e creativo davvero eccezionale, che, unito alle esperienze europee di Sahin e alle esigenze di un mercato frizzante ma esigente stimolano la creatività e la voglia di fare. Dopo un mese di vacanza ho passato un giorno intero da lui a parlare delle sue creazioni, della sua voglia di emergere ed ho cercato di aiutarlo, abbiamo scattato molte foto e quando torno vorrei aiutarlo ad espandere le sue attività. La professionalità di questi ragazzi merita di essere conosciuta ed apprezzata per quello che sono, delle sincere e genuine espressioni artistiche.



Gada fashion house



Nella Gada fashion house



Ganesh festival in Bombay


Giorno 25

31 agosto La sveglia puntanta alle 6, ma ho ancora tempo e vado a far colazione alle 7, con me anche stephan, l’amico francese, lui scalerà il monte più alto, io invece quello più piccolo che lui ha già fatto ieri. Lo saluto e mi incammino, in una mezz’ora sono in cima. Il tempio di Gaetri é davvero piccolo, e un sadhu ci vive li, assieme ad una cagnetta. Lo spettacola da lassù é suggestivo, mi sembra un panorama in miniatura, piccole montagne, piccolo lago (asciutto), piccoli i templi. Con me un gruppetto di tre indiani ed una coppia decisamente simpatica: li sento parlare francese ma in realtà lui é indiano e lei é polacca. Poi vanno tutti via e rimango a scambiare 2 chiacchiere con la cagnetta: i cani in india sono tutti seri, di solito apatici oppure tristi. Lei invece sorride ed accenna a muovere la coda, poi si avvicina e mi chiede di grattarle un Po l’orecchio, vivere con un sadhu, in un tempietti su un monte, in una città mistica fa di lei un animale privilegiato, e lei lo sa, in città i cani possono nutrirai dei rifiuti dell’uomo, ma li lei dipende esclusivamente dal suo compagno di vita. Dopo la visita, torno all’albergo, non prima di essermi fermato a prendere un chai insieme ad uno che era ubriaco alle 8 del mattino. Piter poi, mi accompagna in moto a prelevare dei soldi, mangio un boccone a salto in macchina. 3 ore, una tra i villaggi e 2 su strada a 2 corsie. Arrivo a jaipur, ma appena entro nel terminal il tipo mi dice che devo andare al terminal 2, che dista 5 kilometri da quello, 2 poliziotti mi aiutano a trovare un riswo e raggiungo finalmente il mio volo. L’aereo é grande per essere un volo interno, ha quaraanta minuti di ritardo ma é confortevole, arrivo a mumbay alle 7e30. Prendo il prepaided taxi e salgo su. É davvero strana la sensazione di vedere la stessa strada di un mese prima con occhi totalmente diversi: un mese fa mi pareva di essere capitato in un posto dimenticato dagli dei, senza le più semplici condizioni di vita, un posto nel quale non riuscirei a vivere. Ora invece l’impressione e tutta un altra: dopo aver visto molte altre città, villaggi e situazioni diverse di vita, qui mi pare davvero una città moderna. Anzitutto le donne col sari sono circa la meta, mentre altrove sfiorano il 100%, le insegne dei negozi, le strade, la gente.. Nella periferia ci sono anche le baraccopoli, che non sono certo esempio di avanguardia, ma le vie principali brulicano di persone che comunque vogliono fare qualcosa per divertirsi, é la stessa anima di new york, in india! Il taxista prova a dirmi che il foglietto é sbagliato e devo pagare di più, ma ormai ho imparato fin troppo bene come comportarmi: atteggiamento di essere annoiato da quella richiesta e infastidito, in modo da mettere lui in imbarazzo! Funziona, e quando arriviamo in zona gatkoper, lui chiede la strada ad altri e io gli indico la via, facendo un figurone. Salgo a casa e ci trovo Sachin che ha provato a chiamarmi in tutti modi, purtroppo pero la mia scheda indiana ha finito il credito e sul taxi non avevo luce per fare il cambio SIM. Il tempo di posare i bagagli e usciamo con lo scooter, mi porta a cena con Valentino, il suo insegnante di italiano, andiamo in uno dei più belli e costosi ristoranti italiani sulla spiaggia. In questi giorni qui é la festa di ganesh, ed é davvero una cosa così coinvolgente che tutti gli abitanti di Bombay scendono nelle strade e fanno grosse statue del Dio da portare poi per le vie fino a gettarle nel mare. Il clou dei 9 giorni termina dopodomani, Sachin mi chiede di rimandare il rientro per vederlo, ma io non mollo: é arrivato per me il tempo di rientrare. Durante il tragitto per il ristorante, un monsone ci fa scendere dallo scooter per ripararci, pare che a mumbay fortunatamente abbia piovuto tutti i giorni. Valentino ha diversi centri in india per l’insegnamento dell’italiano, é qui da nove anni, e conosce bene la situazione, la conversazione é piacevole. Usciamo dal ristorante e saliamo sullo scooter, facciamo un lunghissimo giro a vedere i vari ganesh, e non solo, in questo periodofanno festa tutti: anche nella zona dei musulmani ce festa per tutta la notte. Per vedere 2 secondi una statua di ganesh, la gente si mette in coda anche per 12 o 20 ore!! Un vero delirio di gente sorridente e chiassosa, e mi dice che questo é il 5% di quello che avviene tra 2 giorni, a me sembra un faraonico carnevale dove una città di 17 milioni di persone escono di casa per far qualsiSia cosa. Arriviamo a casa che son le 3 , faccio le abluzioni e vado a dormire. A mani giunte


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