Riflessioni - I segni sulla fronte
Dal primo arrivo in india, ci si accorge quanto conosciamo poco le loro abitudini; io sapevo, ma non ricordo la fonte, che il pallino risso in mezzo alla fronte lo mettevano le donne sposate: niente di più falso. Le donne sposate hanno una linea sottile rossa sulla fronte ma in alto, sull’attaccatura dei capelli, poi hanno anche una collana di finto oro e degli anelli alle dita dei piedi. Per gli uomini invece, si una una collana fatta di corda, normalmente bianca, i cordini sono 3 appena sposati e diventano 6 appena arriva il primo figlio. Tutt’altro discorso é il pallino sul terzo occhio: normalmente lo mettono sia ionio che donne, quando vanno a visitare un tempio, o fanno le pujas, ed é un simbolo di fede, può avere colori dal giallo al rosso, in tutte le tonalità di arancio. Le donne lo usano più spesso, e può anche significare solamente fede, ovvero fiducia, nel proprio marito. Esistono anche dei segni più particolari, come 3 linee orizzontali, che sinificano la fede in shiva, oppure una verticale per Visnu, ma questa é solo una semplificazione, ho visto dei baba con un grande quadrato arancio sul terzo occhio riquadrato di bianco e alcune linee orizzontali gialle! Mostrare a tutti la propria fede non é ne indispensabile ne obbligatorio, ma normalmente, di una persona con la fronte segnata si tende a fidarsi di più, ed ho potuto constatare personalmente questa bella abitudine indiana.
Giorno 20
26 agosto La mattina ci troviamo sulla terrazza alle 8 per fare colazione, ci sono una coppia di francesi e i 2 indiani, gli Ltri turisti dicono che faranno un altro giro. Partiamo alle 8e30 con la jeep, facciamo una trentina di kilometri, con due soste per alcuni magnifici templi ben conservati. Arriviamo al punto di incontro con i cammelli, e proseguiamo a dorso degli animali. Dopo qualche minuto inizio a sentire la shiena indolenzita, ma mi devo abituare a quella postura e quell’andatura: dopo circa un ora ho preso le misure, e va meglio. Viaggiamo per circa 2 ore, dopodiché ci fermiamo all’ombra degli alberi a fare pranzo, a base di verdure, con chapati fatte sul posto. Ci si ferma fino alle 3, per limitare un Po il caldo intenso. Il panorama non é ancora propriamente il deserto di sabbia, ma un mix di chiaia e piante che resistono a quelle temperature, i cammelli mangiano qualche sterpaglia, mentre noi chiachieriamo all’ombra, sui teli messi per terra. Si riparte alle tre per altre 2 ore di cammello, un unica tappa per abbeverare gli animali al lago, e siamo alle 5e30 alle nostre dune. Qui é davvero deserto di sabbia, bevo una coca quasi fredda per 25 rupie e andiamo sulla duna as aspettare il tramonto. Il sole scende in fretta ma lo spettacolo arriva dopo, la cosa che mi colpisce di più é il silenzio assoluto alla quale noi popolo occidentale non siamo proprio abituati. Dopo lo spettacolo cena spartana con una birra che definirei calda in altre circostanze, ma qui sembra freschissima. Chiacchieriamo di fronte al fuoco con altri 2 ragazzi inglesi, poi andiamo ugnuno nel nostro letto, costituto da una semplice stuoia sulla sabbia e una coperta che uso come cuscino, ma mi dicono che la mattina fa davvero freddo, rimango a guardare un magnifico cielo stellato e ad ascoltare quel silenzio assordante, non ho voglia di scrivere altro, ho voglia di silenzio. La notte mi sveglio diverse volte, cerco l’acqua, la temperatura é scesa, ma la coperta la uso solo come uscito e come riparo dalle folate di vento cariche di sabbia, la splendente via lattea mi racconta i segreti del cosmoA mani giunte.
Giorno 19
25 agosto - jaisalmer Mi sveglio che é giorno, sono le 7 sul treno ce un sacco di gente in più, non ho voglia di tirarmi si e rimango sdraiato fino a quasi le 9. Poi rimango l’unico con lettino giu e quindi mi alzo. Sono attorniato da una famigliola, composta da 2 uomini, 4 donne e 2 bimbi, con me siamo 9, un Po strettini, ma rimangono 2 ore poi dovrei arrivare, prendo un panino dal tipo sul treno. Il paesaggio fuori dal finestrino e via via più desertico e ad un certo punto entra la sabbia da tutte le parti, che si appiccica alla fronte sudata, quando vado a lavarmi la faccia la sabbia crea effetto piling.. Che male!. Sono quasi le undici, che doveva essere l’orario di arrivo ma mi dicono che mancano ancora 150 kilometri. Nel frattempo la famigliola scende compatta ad una fermata, insieme all’80% del treno. Rimaniamo in pochi, scambio 2 parole con quelli rimasti,poi arriva uno a propormi il suo hotel! Certo mi aspettavo che ci sarebbe stata la rincorsa al turista, ma non me lo aspettavo già sul treno. Gli dico che ho già prenotato, insiste un Po e se ne va. Poi un altro, ma dai modi più gentili, e alla fine si scusa per il disturbo. Questo albergo pare in ottima posizione e anche decisamente economico: 400 rupie con aria condizionata: quasi quasi vado da lui: se inizia già dal treno e inseguirti, figuriamoci una volta sceso!! L’aria che entra dal finestrino é bollente, asciuga il sudore prima che riesca e formare le goccioline, é l’una ormai col sole allo zenit,quando finalmente arriviamo. In tutti i posti turistici sei assalito da una nuvola di taxisti incerca di turisti, ma qui superiamo persino Agra: tutti cercano di dirti qualcosa più degli altri, quLcuno arriva anche a strattonarti.. Io vedo il tipo incontrato sul treno e mi affido a lui: mi fa salire su una jeep e con me salgono anche due turisti indiani di Bangalore, mi sento un Po più rassicurato. L’albergo é carino, anche se artigianale. Rimaniamo diversi minuti a bere chai e fumare sigarette, finche mi mostrano la camera: splendida vista sul forte, aria condizionata, ok. Scendo per il chack-in e il ozio mi coglie impreparato: 150 rupie!! Poco più di 2 euro!! Ovviamente accetto, non avevo trovato nessun albergo sotto i 400, spero non ci sia la fregatura. Salgo in camero e mi metto a dormire, faccio sogni strani, mi sveglio che sono già le 5, il condizionatore si spegne ed esco dalla camera. Vado in reception a fare il checkin. Li mi propongono ovviamente l’escursione nel deserto. Ci avevo pensato prima se farla o no, subito ho pensato che é proprio una roba superturistica, ma poi pensandoci bene, tutti hanno fatto almeno una volta un escursione nel deserto, ma a me manca questa esperienza, e quindi visto che qua é anche più particolare della Tunisia o dell’egitto, perché no! Si parte domattina, tutto il gior o fuori, tramonto e dormita in un tempio giainista in mezzo al deserto, poi si rientra domattina verso le 4, prenoto anche il bus turistico che mi porterà a pushkar, saltando la tappa di jodhpur. Il tipo mi dice se ho pantaloni lunghi e maglia, emm, non ho portato maglie, così mi porta in un negozio, e mi lascio prendere la mano, compro pigiama, unica e turbante, il tutto per una dozzina di euro. Ecco che intono alle 6 esco a vedere la città: subito mi si illuminano gli occhi, a me che piacciono le strutture medioevali, li sembra proprio un borgo medioevale con uno stile tutto suo, lo stile rajastano. Scatto mille foto e mi intrufolo negli stretti vicoli, scambio qualche battuta con un gruppo di ragazzini interessati al mio iPhone, e quando sto per tornare indietro, un ragazzo, abbastanza giovane inizia a parlarmi con un inglese molto meglio del mio. Ad un certo punto, mi siedo li, c’erano altri 3o4 ragazzi. Parla principalmente lui, e mi racconta un Po della città: e piccola ci sono quasi 500 case e 450 alberghi, il 4000 vivono li, anche se il governo é disposto a tutto per mandarli via. Mi parla di un bel posto panoramico, se viglio me lo mostra, ma certo! Mi pare uno davvero sincero, e a conferma lui mi dice chiaramente: non faccio la guida e non ti porto nei negozi, quindi se vuoi andare in qualche negozio ci vado da solo, oppure lui non entra: non vuole commissioni… Fantastico. Mi dice che lui é un artista, suo padre ha una galleria d’arte in una città vicina e gli ha insegnato a dipingere, sua madre fa l’insegnante ed é stata trasferita a jaisalmer, così lui sta con la mamma e ha aperto in 2 metri quadri un negozio ed espone le sue opere. Mi porta in un posto bellissimo, e mi dice che quasi tutti i turisti non lo conoscono, e capisco anche il perché: oltre a non esserci nesuna indizazione, sembra di entrare a casa di qualcuno!! Iniziamo a parlare quando il sole inizia a tramontare e siamo ancora li quando tutto e buio. Sento arrivare altre due persone, sono due ragazze indiane, vestite all’occidentale: quel posto se lo godono davvero gli indiani e poco i turisti… Meraviglioso. Lui si chiama shushil, ed ha 25 anni, é davvero una bella anima, orgogliosa ma sincera, ambiziosa ma umile, vestito all’occidantale con un paio di pantaloni molto tamarri, e con i capelli un Po lunghi. Scambiamo 2 parole anche con le ragazze, ma le vedo davvero imbarazzate, quindi scendiamo e andiamo a vedere il suo negozio: la sua arte é la miniaturizzazione, dice che usa pittura naturale, con un pennello che ha solo un pelo di scoiattolo e su carta speciale o seta finissima. Alla fine gli prendo un quadretto, lui mi dice che quando torno dal deserto, se vuole andiamo a bere qualcosa o mi mostra altre cose della città, mi parla di Dio, e mi dice che devo pregare sarsvati, io gli dico che sono di un altra reliione e lui risponde”non importa che faccia ha Dio, Dio é uno solo”. Ancora una volta si percepisce la genuinità delle sue parole. Credo ci sia sia qualcosa di particolare , nonostante non capisca tutte le parole, anche se il mio inglese migliora ogni giorno, pero capisco il significato.. Il significato passa da un anima all’altra senza il totale supporto della lingua, anzi, proprio perché per nessuno dei due é lingua madre, ci si sforza di più di comunicare.. Meraviglioso! Torno in albergo,mi accompagna un ragazzino che mi ha visto incerto e così facciamo un Po di strada assieme. Arrivato in albergo, chiedo per la cena: il tipo che avevo conosciuto in treno mi chiede: ” mangiamo assieme? Ti va?”, ma certo, dico io. Dalla terrazza si gode un fantastico spettacolo e una leggera brezzolina. Prima di salire ha preso una bottiglia e due bicchieri, mi versa del gin allungato con acqua: avevo capito ci fossero più persone, invece siamo solo io e lui. Mi fa le solito domande e poi, mi dice che a lui piacciono gli uomini e che se voglio lui ” sucks my banana” !! Ok, ho detto di si quasi a tutto, ma stavolta é no! Gli dichiaro la mia eterosessualità , dicendo he rispetto tutti e tutte le libertà altrui. Lui continua a cersarmi da bere, ma io smetto immediatamente, gli dico che devo mangiare, ordiniamo pollo e lo mangiamo assieme, probabilmente gli ho rovinato la festa. Allora inizia a dirmi che ha il padre molto malato e gli servo o soldi per uiarirlo, poi ancora mi dice che se metto il suo anello il mondo mi apparirà migliore e come se non bastasse, alla fine mi chiede dei soldi perché domani bidona pagare gli ingressi dei templi. Ok cerco il più gentilmente possibile di liberarmi di questa sanuisuga e riesco a e infilarmi in camera: spiacevole compagnia e nemmeno il pollo era un gran che. Come mi ha detto l’altro tipo che mi ha prenotato il bus: “ci sono cinque dita, nessuno é uguale all’altro, così le persone, non si può dire che gli indiani siano tutti buoni o tutti cattivi”. Domani alle 8e30 si parte per il safari, dovrebbero esserci 2 australiane, un olandese, 2 francesi e i due indiani di bangalore. A mani giunte
Giorno 18
24 agosto - jasailmer Metto la sveglia presto, ho solo oggi per vedere jaipur, stasera a mezzanotte ho il treno per jasailmer, viaggerò tutta la notte e non dormirò :( appena sveglio mi squilla il telefono della camera, la reception mi passa il taxista che ieri si era proposto, vabbeh.. Qui in effetti non passano molti riswo, jaipur é una grande città con grandi strade, le cose da vedere sono lontane tra loro, meglio spostarsi in macchina, così magari risparmio tempo prezioso. Prima tappa l’amber fort, il più grande di tre forti abbarbicati sulle vicine montagne. Credo che il nome derivi dal suo colore, giallo ambrato, era la capitale del rajastan prima della costruzione di jaipur. Trasuda storie passate e vicende dalle mille e una notte, anche il panorama non é male.l’archittettura é un mix molto strano, da qui non sono passati i moghul, quindi niente Islam, pero il riferimento rimane l’area persiana, ma sono rigorosamente indù. Scendiamo dal forte e andiamo a vedere un giardino, poi é ora di pranzo, mi mangio un thali (il piatto tipico indiano, solitamente 2 chapati o naan, un mix veg,riso , yogurt e/o dolcetto)con un buonissimo succo di mango. Poi andiamo finalmente il city palace, residenza del mharaja, con annesso museo e audioguide. É ovviamente pieno di turisti, ma si capisce il perché: l’architettura rosa, lo stilo unico e sontuose sale fanno di quel posto una tappa imperdibile, credo di averci passato almeno 2 ore. Poi esco e lui mi porta a vedere qualche negozio: vestiti, poi gioielli. Il proprietario sembra un tipo serio, parla correttamente italiano e vice aroma, mi mostra rubini,smeraldi e diamanti: non so se siano veri, ma sono davvero meravigliosi, ovviamente non li compro, ma sono attratto da una pietra che chiamano la stella dell’India: sotto la lice genera una stella a sei punte che sembra avere una terza dimensione, ok la prendo, mi dicono che sia rubino, ma mi piace anche se non lo fosse, dopo aver sostituito i miei vecchi anelli con uno di ferro d 10 rupie, ora tocca alla croce che porto al colllo che avevo preso a copenhagen. Mi dice peró che me lo deve incStonare nell’argento, quindi pago e me lo spediranno in albergo. Rientro all’albergo verso le 5: anche se ci sarebbero altre cose da vedere, sono cotto, al museo ho anche preso un Po di pioggia, che misto al sudore dovuto al caldo umido, mi hanno sfinito. Non importa se in albergo mi faranno pagare per 2 giorni, resterò in albergo fino a stasera alle 10e30, poi vado in stazione. Come mi aveva detto, alle 7 squilla il telefono, é arrivato il mio pacco, il tipo mi mostra il contenuto, dopodiché telefona e mi passa il negozio, che mi chiede se va tutto bene, si ok. Salgo e rimango a osservare quella stella a sei punte, ora non posso ancora indossarlo, devo indossarlo la domenica mattina presto, dopo a erlo intinto 7 volte nel latte e 7 nell’acqua… Massi, per ora lo metto via, poi vediamo. Chissà per quale motivo, mentre ieri la mia SIM indiana per internet funzionava benissimo, oggi non ne vuole sapere, non solo non aggancia la rete dati, ma va via completamente il segnale ogni 2 o 3 minuti, bahh Mi accorgo di aver fame, non hanno il ristorante qui, così anzi il telefono e ordino la cena in camera. Dopo qualche minuto squilla nuovamente: una telefonata per me !! É la mia guida, mi chiede se era arrivato il pacco, e se la giornata era stata piacevole,si vede che la mancia deve averla gradita :) mi dice anche che che se torno qui tra qualche giorno di chiamarlo. Non so ancora dove sarò i prossimi giorni, ma mumbay é distante, mi sa che salto il gujurat e prendo un volo per il ritorno. Faccio i bagagli e scendo alle 10e30, pago ma mi fanno capire che é troppo presto, la stazione é a 5 minuti, e il treno a a mezzanotte, ok ritorno in camera. Mi chiamano dalla reception, stavolta é ora, alla stazione non mi porta un riswo, ma il figlio del titolare, vestito in tiro, con una bella macchina sportiva, assieme a lui ce un suo amico che cerca di parlarmi italiano, lo sta studiando, é tutto contento di dirmi le cose più normali. Alla stazione vado al binario 2 come mi ha detto il tipo dell’assistenza turistica. Mi siedo per terra, devo aspettare solo mezz’ora. Chiedo ad un ragazzo giovane vicino a me, e lui , tutto intimidito, cerca di pronunciare qualche frase in inglese. Come gli altri due che ho incontrato, mi pare una persone di qualche villaggio, vestito bene per l’occasione ma con un cuore puro e mente sincera. Mi chiede le solite cose , e normalmente tra le prime cose mi chiedono quanto prendo di stipendio. Intanto qualcuno arriva e sisiede a cerchio attor o a me, prima un suo amico, poi untizio che era seduto più in la si avvicina, poi un altro osserva un Po la scena e si siede anche lui, la scena é un Po imbarazzante, ma non sono imbarazzato. Mi fanno segno verso altri turisti: un giapponese che parla con una probabile tedesca, no , non li conosco.. Io sono qui per conoscere il popolo indiano, non altri turisti :) . Mi dicono che il mio treno si sposta sul binario 3 ed é un Po in ritardo. Quando arriva, la gente si tuffa a pesce, cerco di capire quale é il mio vagone, salgo su uno, ha l’aria condizionata, credo che non sia il mio, riscendo e risalgo diverse volte, ma il mio vagone é assulutamente impenetrabile, la gente é appesa fuori. Ho un attimo di sconforto, non posso farcela ad infilarmi li, col mio zainore in spalla. Un signore anziano mi fa segno di salire, il treno sta partendo, allora inizio a spingere furiosamente ed entro tutto stropicciato! Fortuna che ho il sedile numero 1: ovviamente é occupato, da un anziano vestito di bianco, col turbante, ma non da sikh, il turbante ciccione che si usa qui in rajastan, ha gli occhi chiusi, io mi siedo di fronte. Dovrebbero essere posti da 6 ma siamo seduti in 8. Partiamo, dopo quLche minuto arriva il controllore e caccia quasi tutti, compreso quello che occupava il mio posto. Mi ritrovo vicino un ragazzo giovane che attacca bottone, ha vent’anni , si chiama subhesh, e continua a chiedermi cose, anche quando arriva il momento di tirare su i sedili per dormire: lui mi sta appiccicato e mi osserva mentre scrivo questo post, anche senza capire nulla.alla prima fermata scendono, lui e tutta la sua famiglia, non prima pero’ di avermi chiesto e registrato il mio numero di telefono :)) scrivo un Po e poi provo a dormire.
Riflessioni : la spazzatura
L’india é tutta una spazzatura a cielo aperto, sia in zone povere che in quelle ricche. Quando ero ospite da Sachin, aevo dei fazzoletti sporchi, non sapendo dove buttarli ho incrociato lo sguardo della mamma che me li ha presi e si é avvicinata ad un angolo della cucina. Quando poi son rimasto solo, sono andato in quell’angolo per buttare una cosa.. Ho scoperto che li ce solo una finestra, dove si può buttare di sotto! Anche nel mio giro da solo, all’università di mumbay ho chiesto dove poter buttere le cose, niente, per terra: semplicemente non esiste il concetto di cestino. Ho incontrato il primo cestino all’albergo di varanasi, me penso sia una cosa che fanno per assecondare il turista. Quello che pero é singolare é che non sempre questo significhi inquinamento: gli oggetti di plastica sono molto pochi, la parte maggiore di rifiuti sono biodegradabili. Ad accelerare il processo di smaltimento ci pensano poi gli animali: le capre , si sa, mangiano tutto, anche la carta, ma ho visto anche delle mucche masticare il cartone, anche cani e gatti si danno da fare, é sufficiente che un Po di brodaglia sia caduta su un giornale per fare in modo che diventi un ottimo spuntino. Ovviamente questo ricade sull’igiene, ma, come mi hanno spiegato, sono solo differenti standard di pulizia, e in effetti, abituando il corpo, si alzano le difese immunitarie e si può anche bere la loro acqua. Per il momento pero , io bevo ancora l’acqua per i turisti:)
Riflessioni : a piedi scalzi
Le migliori scarpe che possiamo avere , le abbiamo già: sono i nostri piedi. Siamo abituati ormai da piccoli a vivere in un mondo asettico, a proteggere tutto il nostro corpo da agenti esterni, non che sia sbagliato, solo che si rischia di esagerare. Qui ho visto gente camminare scalza in posti più incredibili, sull’asfalto, in mezzo al fango, ovunque: forse loro davvero non si possono permettere di avere scarpe, ma la giusta via di mezzo potrebbe aiutare anche noi. Appena arrivato in india, a casa di Sachin, le scarpe stanno all’uscio: in nessun altra parte si cammina con le scarpe! La parte più brutta da accettare é quando vai in bagno (alla turca) dove non é proprio un posto salubre. Ma anche dopo esserti fatto il bagno: é strano andare coi piedi bagnati fino alla camera, e poi metterti a letto con i piedi non pulitissimi. Un altra abitudine dura da digerire é quella di toglierai le scRpe nei templi: non è come in alcune moschee, dove appena togli le scarpe sei accolto da soffici tappeti: qui togli le scRpe moolto prima, quindi cammini ancora diversi metri sul cemento oppure su piastrelle tutt’altro che pulite, poi entri e vedi gente sdraiata per terra a pregare, spesso cammini in zone bagnate, e se piove .. Beh.. Nessun perdono. Quando sono giunto in albergo pero, mi é venuto spontaneo togliermi le scarpe, in effetti si sta meglio, anche durante i viaggi in macchina: via le scarpe, e gambe incrociate sul sedile. L’esperienza più interessante è stata al tempio di budda, a bodhgaya, dove pioveva a dirotto, ma era un grande complesso, tutto piastrellato di cotto, oltre alla pioggia che mi grondava ovunque, camminare su un terreno bagnato a piedi scalzi é davvero unico, anche la camminata cambia, si fa più lenta, più calma e più attenta. L’ho imparato a mie spese: appena entrato, la prima scalinata, i primi 4 scalini li ho fatti senza troppa attenzione, altro 4 li ho fatti col sedere!! Dopo ormai due settimane, in qualsiasi stanza d’albergo, per prima cosa, via le scarpe! Nei grandi templi poi, come agra o il golden temple, tutta la zona limitrofa la fai a piedi scalzi, non mi da più nemmeno fastidio passare nel fossetto d’acqua all’ingresso e all’uscita dei vari templi. Probabilmente quando ritornerò a casa mi riabituerò alle scarpe, ma chissà se mi concederò qualche camminata a piedi scalzi in più.



