Giorno 17 Jaipur
23 agosto L’aereo che mi porta a Jaipur é piccolo come l’altro , ma la compagnia mi pare più seria: si chiama kingfisher: il re pescator, dev essere il nome di un uccello che é il sibolo della compagnia. In india ci sono davvero decine di compagnie, non immaginavo così tante, ma questa mi pare davvero la migliore, ci danno anche la cena, e gratis, l’aereo é molto pulito e le hostess sono gentili oltre che bellissime, sono l’unico straniero sull’aereo, uno ha il turbante e gli altri sono vestiti all’occidentale. Atterro a jaipur in un bellissimo terminal, prendo il bagaglio e mi dirigo verso il taxi ufficiale schivando qualche autista che si propone di portarmi in centro. Avevo letto il nome di un hotel sulla guida, e stavolta punto dritto a quello: si avvicina un tizio sulla cinquantina e mi parla in tono calmo é deciso “sei sicuro di andare in quell’albergo?” gli dico che ho degli amici che me lo hanno consigliato, lui, guardandomi dritto negli occhi mi dice;”il proprietario é un sikh, si chiama singh, viene dall’america é si é fatto mettere su tutte le guide, i turisti stranieri si fanno portare tutti li”. Azz, ha ragione, anche io l’ho letto sulla guida!! Eppoi io arrivo dal punjab, quella é la patria dei sikh, qui nel rajastan non ce ne sono molti. Ok, mi lascio accompagnare nell’hotel che mi propone lui. Facciamo 2 chiacchiere in macchina e mi dice che quest’anno fa veramente caldo, i monsoni si fanno desiderare e il rajastan é un paese normalmente arido, quindi é un grosso problema. Arriviamo all’albergo, In effetti é proprio bello, l’ingresso é in stile e nei corridoi e nelle stanze ci sono dei quadri, la camera ha anche tutto il bagno piastrellato: come sempre, prendo la prima proposta! Mi metto a scrivere qualcosa e mi squilla il telefono della camera, mi chiedono pe la cena, ma la salto, solo una bottiglia d’acqua, che mi porta su un ragazzino. Pensavo fosse presto, ma anche stasera si é fatta mezzanotte. Dormo.
Giorno 17 Amristar
23 agosto Stamattina niente sveglia, resto nel letto fino alle 10, ripenso alla disavventura di ieri, in effetti poteva essere davvero un grosso problema, in quella tracollla avevo tutto, dal passaporto al portafoglio, dai soldi alle carte, ai biglietti del ritorno, inoltre avrebbe potuto farmi farmi male, non so se ringraziare semplicemente i miei riflessi, oppure la tracolla molto resistente, oppure shiva, che mi ha messo alla prova. Ad ogni modo, oggi é un altro giorno, non perderò la fiducia in questo popolo: la povertà gioca brutti scherzi. Faccio colazione e torno a preparare le mie cose. Alle 11 e 30 faccio il checkout, saluto la mia guida e salgo su un autoriswo che mi porta all’aeroporto. Probabilmente l’autista non ce mai stato prima, perché si ferma spesso a chiedere, e alla fine gli indicò io la strada, segnalata in inglese. Fumo una sigaretta prima di entrare e mi si avvicinano 2 signori :” welcome to india” scambiamo 2 chiacchiere, sono gentili, poi entro, anche il personale é gentile e l’aereoporto é devvero bello, per essere quello domestic, mangio un panino veg, e mi siedo ad aspettare il mio volo. L’aereo é davvero piccolo, e le persone sono ancora meno, una quindicina di persone su un aereo da una cinquantina di posti.dopo poco più di un ora si atterra a Delhi, ritiro lo zaino e sto un oretta fuori a mangiare un panino. Rientro nel settore partenze, qui l’aereoporto sembra a tutti gli effetti un aereoporto occidentale, anche gli indiani sono per la maggiornaza in abiti occidentali e i negozi hanno prezzi occidentali :)
Riflessioni : la svastica
Avevo letto già in diversi posti che la svastica usata dai nazisti aveva un origine orientale e quindi non sono rimasto molto colpito di vederla in india. Quello pero che mi ha colpito, é stato vederla ovunque, non solo nei templi e su qualche bassorilievo oppure confinato a qualche uso particolare. Quando dico ovunque intendo davvero ovunque. Quel simbolo lo puoi trovare su almeno la meta dei riswo che cicolano, sulla porta delle case e degli alberghi, dipinta sulle insegne dei negozi, e puoi trovare medagliette, adesivi, magliette e ogni genere di gadget con quel simbolo. Mi hanno spiegato che é un potente portafortuna, in particolare quando inizi una nuova attività. L’ho trovato in ogni parte dell’India, assieme al famoso om, e alla lingua inglese, é forse una delle cose che accomuna di più questo subcontinente, formato da popoli, culture e religioni, che formano un cocktail davvero unico.







