A mani giunte

Riflessioni : Vegetarianesimo

Sapevo che la cucina indiana era prevalentemente vegetariana, ma come altre cose, la realtà supera di molto l’immaginazione. In un posto dove la povertà é un problema grave e ancora non si é risolto completamente nemmeno l’analfabetismo, l’essere vegetariani é un dovere morale e un sintomo di corpo sano. In qualsiasi posto, dal ristorante più chic, al posto più economico la primissima scelta consiste in 2 macro-categorie : la prima é VEGT, ovvero solo cibo vegetale, sa seconda é tutto il resto che, siccome é appena tollerata, ha un nome quantomai significativo : NON-VEGT. Ovvero: esiste la cucina vegetariana, e poi, ben specificato, puoi provare il pollo o qualche altra diavoleria nella quale devi uccidere qualcuno. Credo di poter dire che il 90% di indiani sia assolutamente vegetariano. Ci sono poi alcune categoria, come i giainisti, che non si limitano a non mangiare carne e pesce, ma, ad esempio, non mangiano vegetali che stanno sotto terra, come carote o cipolle, perché sono ricche di animaletti che verrebbero uccisi, oppure non mangiano la frutta che ha troppi semi, perché sarebbe uno spreco. Ovviamente poi esiste una categoria di persone che mangia anche carne, ma sono davvero delle eccezioni, e normalmente non si va oltre il pollo: la vacca é assolutamente sacra, quindi non si tocca, e il maiale non l’ho mai visto in nessun menù. L’Ahimsa: la non-violenza che ha cominicato al mondo gandhi, é presente in ogni situazione, ad esempio, durante le feste o cerimonie, si radunano centinaia o migliaia di persone e, normalmente, non ci sono mai incidenti : non esiste il concetto di aggressività che vediamo invece spesso in Europa. L’ahimsa é la base della cultura, e il vegetarianesimo ne é l’interpretazione più quotidiana, più efficace e più pregnante.


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